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Amelia Nibbi, orgoglio amatriciano

"La nostra unicità sta nella posizione, a 1010 metri, ai piedi del Parco Nazionale del Gran Sasso: la montagna, grazie agli sbalzi di temperatura a cui li sottopone, dona ai nostri prodotti caratteristiche uniche". Parola di Amelia Nibbi, quinta generazione dell'azienda agricola bio Casale Nibbi, che sorge nell'omonima frazione di Amatrice in provincia di Rieti.

Amatrice: Amelia Nibi di Casale Nibbi

Ripartire dopo il terremoto

Amatrice è un bel paese di provincia, dove resistono usanze di una volta e gli abitanti si conoscono tutti. Racconta Amelia: "Vivo in un bellissimo posto: un'area prevalentemente agricola, senza industrie e senza autostrade. Prima del terremoto amavo fare una vita tranquilla, con le abitudini tipiche di un paese". Dopo quasi 2 anni dalla catastrofe la ferita è ancora aperta. Prosegue Amelia: "Ci sono quelli che stanno malissimo, cioè coloro che hanno perso parenti stretti o amici carissimi, e quelli che stanno male, cioè quelli che, come noi, hanno avuto danni per lo più materiali, nel nostro caso agli edifici dell'azienda. Ricominciare è difficile e la nostra vita è completamente diversa: sono cambiate tutte le mie abitudini, così come i miei 'luoghi del cuore'. Mi vengono in mente:

Amatrice: Amelia Nibi di Casale Nibbi

- il bar della colazione. Prima era in centro, ora quel locale non esiste. Ne ho trovato un altro che però è ancora immeso nelle macerie, quindi non sempre ho l'entusiasmo giusto per andarci...
- l'ufficio, perché ci passo talmente tanto tempo che un po' mi ci sono affezionata;Amatrice: Amelia Nibi di Casale Nibbi

- il ristorante di fiducia, La lanterna ad Amatrice, dove posso gustare un'amatriciana DOC;
- l'ex caseificio distrutto dal terremoto, che sogno di sistemare per poterci fare un agriturismo;
- e quello nuovo, dove lavoro ogni giorno con tanta passione".

Dalla farmacia al caseificio

Una passione che è sbocciata un po' alla volta per Amelia: "Il mio sogno d'infanzia era quello di fare la farmacista: perché ho una zia farmacista e adoravo osservare come armeggiava con i farmaci e li impacchettava, motivo per il quale mi ha dato molta soddisfazione quando lo scorso anno, per la prima volta, abbiamo iniziato a preparare delle confezioni regalo natalizie. Negli anni ho abbandonato questa idea e ho deciso di diventare un architetto: così ho studiato architettura ad Ascoli. Le vicende della vita, però, mi hanno riavvicinato all'azienda di famiglia: ho cominciato da zero, non sapevo fare nulla".

Amatrice: Amelia Nibi di Casale Nibbi

Una passione singolare

Ma Amelia, come dice lei, è una che 'mangia con gli occhi': "Mano a mano ho imparato sul campo aspetti pratici e burocratici, basti pensare che mi occupo di contabilità senza avere basi economiche". Oggi la 33enne lavora moltissimo, e riesce di rado a ritagliarsi qualche spazio per i suoi hobby e le sue passioni, tra le quali ce n'è una abbastanza singolare: "Quella per le targhe automobilistiche: amo scoprire la provincia di origine di ogni targa e faccio ricerche sul registro delle immatricolazioni. In particolare amo le targhe palindrome, ad esempio AB010BA, e quelle completamente simmetriche, che sono solo 28 in tutta Italia (es. AB000BA, ndr). So esattamente quali sono: se dovessi vederne una rischierei di mettermi a piangere per la felicità!". Ottima occasione per dare un'occhiata a un po' di targhe è il giro delle consegne romane di ogni mercoledì, durante il quale Amelia si reca nella Capitale per portare le bontà di Casale Nibbi ai clienti più affezionati.

Orgoglio amatriciano

Oltre a questa strana passione, Amelia ne ha altre più comuni: dal cinema fino al buon cibo. " Adoro la pizza, il mio piatto preferito, oltre che i prodotti del nostro territorio, dai formaggi alle patate, ottime con lo stracchino fuso. Con orgoglio posso dire che qui abbiamo inventato il secondo piatto italiano più famoso al mondo, cioè i bucatini all'amatriciana. Poi però non lo abbiamo saputo valorizzare e Roma, che dista più di 150 km, l'ha fatto suo. Molti dei ristoratori romani hanno origini amatriciane: sono coloro che, sfiniti dalla Transumanza (la migrazione dei bestiame dai pascoli di pianura alla montagna, ndr) tipica dell'Agropontino e dell'Agroromano, hanno tentato fortuna come lavapiatti nelle cucine dei ristoranti romani, prima di arrivare ad aprire i propri locali a Roma portando con sè le tradizioni della nostra terra".

Scopri la storia e le bontà di Casale Nibbi!

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