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Arcoiris: seminiamo il nostro futuro

Il seme è vita. Ed è alla base della catena alimentare, del sapore dei nostri cibi e della loro qualità. Per queste ragioni, il compito che affronta ogni giorno Antonio Lo Fiego, uno dei fondatori dell'azienda modenese di sementi Arcoiris, non è uno scherzo e richiede molta responsabilità: "Ma se lo si fa in modo serio, seguendo i propri ideali e rispettando la terra e la grande ricchezza che l'Italia ci offre, è un lavoro bellissimo".

I semi biologici e biodinamici di Arcoiris

Antonio, vuoi raccontarci la storia della tua azienda?

"Arcoiris cominciò a prendere forma nel 1998. Io e il mio socio olandese Simon Van Hilten, che si era trasferito in Italia dopo aver letto un annuncio di un terreno in vendita sull'Appennino modenese e aveva iniziato a coltivare erbe officinali, fondammo Meridia, azienda che vendeva principalmente erbe officinali e ortaggi disidratati, oltre alle sementi. Dopo 4 anni la vendemmo e fondammo Arcoiris per dedicarci esclusivamente alla selezione e alla produzione di sementi biologiche e biodinamiche, con un'attenzione particolare al recupero di varietà antiche italiane".

Come mai questa scelta?

"L'Italia ha il 50% della biodiversità europea. E siamo talmente abituati a questa abbondanza che la diamo per scontata e non la valorizziamo: emblematico in questo senso è il caso dell'Inghilterra che ha registrato il cavolo nero di Toscana. Questa scarsa attenzione, unita a un modello distributivo che ha allungato le filiere prediligendo le varietà più resistenti ai trasporti, ha fatto sì che buona parte della nostra biodiversità si sia smarrita negli ultimi anni. Sono sparite alcune varietà antiche più fragili, non adatte a un consumo di massa, e si sono fatti largo prodotti standard, di pari passo con l'utilizzo di prodotti chimici".

I semi biologici e biodinamici di Arcoiris

E voi vi impegnate proprio per invertire questa tendenza...

"Sì, uno dei nostri obiettivi è quello di riportare alla luce antiche varietà ormai quasi estinte. Individuiamo semi non legati a una comunità, cioè non protagonisti di sagre o eventi sul territorio per rispetto delle comunità stesse; poi avviamo le fasi di prove e selezione in campo insieme al nostro genetista e, quando arriviamo a un risultato soddisfacente - solitamente dopo 3/4 anni - parte la produzione. Sono progetti complessi, che vedono coinvolti molti attori diversi".

Ad esempio?

"Per individuare e recuperare questa varietà tradizionali lavoriamo a stretto contatto con contadini di tutta Italia, ai quali va il merito di averle tenute in vita fino a oggi, e con molti enti e istituzioni: la Facoltà di Agraria dell'Università di Bologna, con cui abbiamo avviato un progetto di ripopolazione di un frumento tenero antico, e con l'Università di Firenze per un progetto analogo sul fumento duro. Poi con il CREA - Consiglio regionale per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria - della Lombardia, con il CRPV - Centro ricerche produzioni vegetali di Cesena, con la Rete semi-rurali e con l'Aiab - Associazione italiana agricoltura biologica. Tuttavia, seppur il recupero delle varietà tradizionali ci appassioni molto e siano sempre di più le richieste che ci arrivano (Arcoiris vende prevalentemente online, in Italia e anche a livello europeo, ndr), questo è solo una parte del nostro lavoro...".

Quali sono le altre attività?

"Selezioniamo anche varietà bio idonee per la produzione che necessitino di pochi input tecnici: partiamo da portasemi collaudati e ci occupiamo di mantenere le varietà in purezza e moltiplicarle. Facciamo inoltre alcune linee per professionisti, realizzate in serra in ambiente controllato e in grandi quantità per rispettare standard qualitativi più stringenti. E poi ci occupiamo anche di sovesci, una speciale tipologia di concimazione del terreno che avviene tramite l'interramento di specifiche piante".

I semi biologici e biodinamici di Arcoiris

Tutto questo seguendo sempre una filosofia ben precisa...

"La nostra è stata una scelta forte e chiara: siamo l'unica azienda sementiera italiana a produrre esclusivamente sementi biologiche e biodinamiche e la nostra filiera produttiva delle ortive è tutta italiana, per essere fedeli ai nostri valori e per aiutare l'ambiente. Ogni nostra decisione strategica va in questa direzione: solo per fare un esempio, se possiamo prediligiamo varietà che richiedano poca acqua. E a dimostrazione del fatto che le nostre non sono solo scelte di business ma vengono fatte anche a difesa del pianeta e della biodiversità italiana, lavoriamo solo con sementi non ibride a impollinazione aperta, riproducibili autonomamente da chiunque senza la necessità di riacquistarli, e chiaramente non OGM".

I vostri valori chiave sembrano perfettamente in linea con quelli di Slow Food e Eataly.

"Non a caso, nel 2015 con il progetto 'Orti in condotta' è nata la nostra collaborazione con Slow Food, poi proseguita con l'obiettivo di selezionare e recuperare alcune varietà antiche italiane: oggi le sementi recuperate, che nel 2018 supereranno quota 50, sono in vendita nei negozi Eataly attraverso il progetto 'Seminiamo la biodiversità'. Qualche esempio? Difficile scegliere: cito l'anguria di Faenza, molto più dolce delle varietà più comuni, il Cannellino della Valle Umbra, dalla buccia sottilissima, il Melone Rospo, zuccherino e molto gustoso, così come il Melone Moscatello, già dipinto da Caravaggio nel 1603 nella Natura morta con frutta su lastra di pietra".

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