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Giorgio Arnaudo e il Consorzio La Granda: l’unione fa la forza

“Sono sempre stato una voce fuori dal coro e contro le logiche imposte dal mercato. La Granda mi ha permesso di non abbandonare la mia terra: se entri a farne parte, devi crederci”. Parla così Giorgio Arnaudo, allevatore che da ben 7 anni fa parte del consorzio La Granda, scegliendo di sposarne valori e principi.

Giorgio Arnaudo e il Consorzio La Granda

Le radici prima di tutto

L’attaccamento alla terra è alla base della storia di Giorgio e della sua famiglia. Giorgio, infatti, è nato a Vinadio, un comune in provincia di Cuneo di 630 abitanti. In questa terra, i suoi nonni, sia materni che paterni, si dedicavano all’agricoltura, poi all’allevamento e all’alpeggio, resistendo all’esodo al quale il padre di Giorgio ha assistito coi propri occhi: la nascita delle prime industrie a Torino e in Francia, e il conseguente spopolamento dell’area. Il forte legame con la terra li ha spinti a resistere e a non mollare. È così che negli anni ’80, a Genola, continuando con l’allevamento, Giorgio e suo padre conoscono Sergio Capaldo, fondatore de La Granda, allora però nelle vesti di veterinario.
Ma Giorgio non amava la vita in pianura e per questo sceglie, nel 1993, di acquistare una stalla a Demonte, piccolo borgo nella provincia di Cuneo, e infine di percorrere una nuova strada, gestendo tutte le fasi dell’allevamento: dalla riproduzione allo svezzamento, fino all’ingrasso.

L’unione fa la forza

“Non è stata una scelta facile, ma una voce nella mia testa mi ha spinto a prendere questa decisione. Anni prima Sergio mi aveva detto di farmi vivo se mai avessi scelto di portare avanti la mia attività in questo modo, e così ho fatto: l’ho chiamato, lui è venuto fin qui e da allora è iniziato il nostro percorso verso l’unione al Consorzio”, afferma Giorgio, che continua: “È stato quasi un “miraggio””, perché nei valori di La Granda si è rispecchiato sin da subito, senza trovare ostacoli, anzi un porto sicuro per lui e per il suo bestiame, la Razza Piemontese, Presidio Slow Food.

Una razza millenaria

Una tra le principali razze da carne italiane che, a differenza di altre, non è nata da manipolazioni sul patrimonio genetico, e le cui origini risalgono già al periodo Pleistocenico.
Giorgio ha sempre allevato bovini di razza piemontese, anche perché dotati di una forte adattabilità, soprattutto in questi territori: nell’azienda di Giorgio ci troviamo a un’altitudine di 800 metri sul mare, e addirittura 2.200 in alpeggio. Ma oltre alla spiccata adattabilità di questa razza, c’è molto da dire anche sulla sua qualità: la carne è magra, povera di grasso, sapida e gustosa. Il fattore genetico fa senza dubbio la sua parte, ma ci sono altre ragioni che contribuiscono a renderla unica.

La razza piemontese: l'allevamento di Giorgio Arnaudo

Il benessere sotto ogni forma

Il benessere animale, ambientale e sociale rendono questa realtà unica nel suo genere. A partire dal metodo di allevamento, perché i vitelli non vengono separati alla nascita dalle loro madri, e vengono nutriti solo con il latte materno, e mai latte artificiale. Nell’azienda di Giorgio gli animali possono muoversi liberamente, pascolare su 1.000 ettari di terreno, dormire su letti di paglia e seguire un’alimentazione specifica, stabilita dal disciplinare de La Granda. Proprio così, perché La Granda è l’unico consorzio nel mercato a imporre il rispetto di alcune regole come quella dell’alimentazione. Realizzato in collaborazione con l’Università di Milano, il disciplinare impone che l’animale debba essere nutrito solo con fieno di prato stabile e una formula particolare di cereali, vietando l’utilizzo di insilati (sotto ogni forma), vitamine o fieni fasciati. A ciò si aggiunge il concetto di agricoltura simbiotica, perché nel terreno nel quale pascolano gli animali vengono aggiunte le micorrize, dando vita così a un’associazione simbiotica tra la pianta e un fungo buono, che arricchisce e naturalizza il terreno.

Il futuro a fianco de La Granda

Abbandonare la propria terra sarebbe per Giorgio una grande sconfitta. È grazie al supporto del Consorzio che la sua azienda ha continuato a seguire la propria strada e i propri valori. “La Granda ti permette di non abbandonare la tua realtà e ti aiuta a preservarla”, dice Giorgio, che conclude esprimendo un concetto molto importante: “Oggi il consumatore è diventato produttore, perché acquistando i nostri prodotti compie una scelta che è anche una scelta di consumo responsabile. D’altronde, mangiare è un atto agricolo, lo abbiamo sempre detto, no?”.

“Perché La Granda non è un marchio, è un pensiero.
Ma è anche sogno e realtà allo stesso tempo”.
Giorgio Arnaudo

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