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“La vite è vita!”: la storia e i prodotti di Enza La Fauci

“La vite è vita!” questo è il motto di Enza La Fauci, donna sicula dal forte temperamento che ha scelto di scommettere solo su se stessa dando vita alla Tenuta La Fauci.

Tenuta La Fauci

L’azienda è infatti frutto della sua passione, dal momento che la famiglia di Enza era produttrice di mattoni da generazioni, sin da fine ‘800. Negli anni ’80, Enza e suo fratello Giovanni fondano per hobby la distilleria Giovi (nome che nasce dall’unione di Giovanni e Vincenza, cioè il primo nome di Enza). Ben presto ciò che era semplicemente un hobby diventa una passione ed Enza inizia ad avventurarsi nel mondo vitivinicolo siciliano, entrando in contatto con i principali esponenti del settore, e dedicandosi poi alla coltivazione, nei terreni di famiglia, di varietà di Faro DOC, fino al 2007, anno della sua prima vendemmia.

Nella botte piccola c’è il vino buono

Un’azienda a conduzione familiare e dalle piccole dimensioni, da cui però nasce il vino buono. Enza e i suoi collaboratori lavorano in modo organico e naturale, rispettando la natura e la sua indole, consapevoli soprattutto di avere una grande fortuna: quell'area è fortemente vocata grazie al clima mediterraneo e ai terreni calcareo-argillosi. Da non dimenticare poi la vicinanza del mare: alcune delle vigne di Enza sono ubicate su terrazzamenti a 280 metri sul livello del mare, sul Mar Tirreno, e ciò giustifica la piacevole e forte sapidità dei vini della Tenuta. Il vento poi soffia in modo costante: è una terra baciata dal vento quella di Enza, grazie alla presenza di scirocco o maestrale e ciò aiuta a mantenere le coltivazioni in modo naturale poiché asciuga l’umidità e previene la formazione di muffa.

Altre vigne sono invece posizionate sull’Etna, nelle quali vengono si raccoglie il grecanico e con il quale Enza produce il vino Incanto. Sono piante coltivate ad alberello con un’età media di 60 anni e i vini che nascono da queste vigne sono caratterizzati da una forte acidità e mineralità.

Il Faro

Proprio come il faro illumina il mare, quello DOC illumina da sempre le vigne di Enza. È con il Faro Doc che Enza ha iniziato la sua produzione, prodotto con nerello mascalese, nerello cappuccio, 10% di nero d’avola e nocera, un antico vitigno autoctono a bacca rossa coltivato esclusivamente nel messinese. Oblì è il nome del vino, invecchiato 12 mesi in barriques e 6-9 mesi in bottiglia e caratterizzato da una leggera sapidità unita a una sensazione di freschezza.

Il vino rosso della Tenuta La Fauci

Un amore talmente grande quello di Enza per questo vino che da esso è nato il progetto “Faro scomposto”, con l’obiettivo di riportare in auge il Faro Doc facendo conoscere agli appassionati i singoli vitigni che lo compongono. Da qui nasce l’idea di Enza di produrre vini con solo nocera o nerello mascalese, come il Vignadorata vinificato con nerello mascalese in purezza, più sapido rispetto a quello prodotto nei terreni etnei.

Alla scoperta dei vitigni autoctoni

Ma la passione di Enza l’ha saputa spingere fino ad altri orizzonti, alla scoperta di ricchezze vitivinicole ormai dimenticate come lo zibibbo, un tempo coltivato sulla battigia messinese e per questo caratterizzato da una sapidità molto elevata. Con lo zibibbo in purezza, Enza oggi produce il Case Bianche, un vino bianco secco, e il passito Duci (letteralmente “dolce” in siciliano).

Vigne La Fauci

Orgoglio siciliano

“Ho avuto la fortuna di assistere al rinascimento del vino siciliano e al suo riconoscimento quale brand nel mondo” afferma Enza che, con grande orgoglio, ci ricorda di aver avuto l’onore di ricevere al Vinitaly la medaglia del Cangrande, essendo uno degli espositori più longevi della fiera. Enza crede fermamente nel futuro della Sicilia e nel continuo sviluppo e apprezzamento delle sue espressioni territoriali, e da sempre ha voluto trasmettere questo amore attraverso la sua azienda: a partire dalle etichette dei vini fino al logo stesso della Tenuta che raffigura una sirena, in riferimento alle sirene che proprio lì sullo Stretto, a Capo Peloro, con le quali Ulisse si è imbattuto e per non soccombere all’incanto delle loro voci si è fatto legare dai suoi uomini all’albero maestro della barca.

Noi, gente del vino

Enza è anche parte della FIVI (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti) da 7 anni: “Gente del vino, ci chiamiamo così tra di noi che abbiamo scelto di prendere parte a questo progetto meraviglioso”, oltre a essere membro delle Donne del vino: “Mi pregio di essere davvero una donna del vino, perché ho lottato per arrivare fin qui, dove ho sempre voluto essere”.

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