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Il Monferrato, terra di vigne... e di conserve

"Il mio rapporto con la mia terra è un rapporto di odio e amore. Amore perché ce l'ho nel cuore, è splendida: qui mi sono sposato 2 volte e non me ne andrei mai. Odio perché si potrebbe fare molto di più". A parlare così del del Monferrato, area collinare dai panorami mozzafiato che si trova principalmente tra le province di Asti e Alessandria, è Roberto Santopietro, Presidente della società cooperativa Il Mongetto: "Quando negli anni '80 mi sono trasferito qui la situazione era diversa rispetto a oggi. C'era meno intraprendenza, meno voglia di fare. I monferrini avevano il giudizio facile, tendevano a essere prevenuti sulle novità. Per le mie prime conserve andò così: in molti erano perplessi. E poi notavo uno scarso attaccamento alla terra da parte delle famiglie locali, che davano per scontata la sua bellezza e la sua redditività. Anche a causa di questo atteggiamento un po' negativo, nei decenni scorsi questi territori si sono svuotati: ci investivano in pochi, a vantaggio invece ad esempio delle Langhe. Io invece ci ho sempre creduto e i risultati mi hanno dato ragione".

Il Monferrato raccontato da Roberto Santopietro de Il Mongetto

La fortuna arriva da lontano

Come in altri casi del Monferrato, la fortuna del Mongetto è dipesa dall'intraprendenza di un imprenditore non del luogo (Roberto Santopietro è nato e cresciuto a Milano). E questa tendenza continua ancora oggi: "Rispetto a 30 anni fa sicuramente le persone del luogo hanno un approccio diverso nei confronti del loro territorio, ma ancora non basta: le novità più importanti, compresa la proposta di far diventare quest'area Patrimonio dell'Unesco, sono state portate da milanesi, toscani, torinesi, siciliani. Oggi però non ha più senso fare distinzioni: dobbiamo essere tutti una comunità, dobbiamo essere custodi del territorio e fare ognuno la sua parte. Solo così potremo competere con le Langhe e la Toscana e attrarre i talenti ed evitare che scappino, come già sta succedendo. La voglia di fare, di sicuro, non manca: lo dimostrano le 14 aziende vitivinicole che erano presenti al Vinitaly 2018 in rappresentanza dei 1000 abitanti di Vignale".

Dai peluche alla terra

Nonostante la vocazione vinicola del territorio, l'amore tra Roberto Santopietro e le vigne non è mai scoccato. Dopo il diploma classico a Milano e le prime esperienze lavorative in una fabbrica di occhi in plastica per peluche e in un laboratorio elettrotecnico per realizzare cablaggi per linee telefoniche, Roberto si avvicina una prima volta alla terra. Lavora dal 1973 al 1975 nell'azienda agricola di famiglia, acquistata da suo padre a Vignale Monferrato, ma con soddisfazioni alterne: "La terra era 'bassa', il lavoro faticoso - racconta - e il feeling con gli animali e la vigna non nacque mai. Mio padre se ne accorse e mi spedì a Loano, in Liguria, dove aveva rilevato un albergo con ristorante, l'Hotel Miramare".

Le conserve del Mongetto

L'incontro con Luigi Veronelli

"Qui cominciai a creare il mio rapporto diretto con la clientela - prosegue - affascinata dalle preparazioni con la frutta, la verdura e il vino che arrivava direttamente da Vignale, dove mio fratello Carlo seguiva l'azienda di papà. E con la frutta che avanzava cominciai a produrre le prime confetture. In seguito, passai a gestire il ristorante stellato Kabiria, frequentato da grandi personaggi che si sarebbero rivelati poi fondamentali per la mia carriera. A cominciare da Luigi Veronelli, enologo, cuoco, gastronomo, scrittore e persona di grande importanza nella valorizzazione e nella diffusione del patrimonio enogastronomico italiano, che in un momento di svolta della mia vita mi consigliò di tornare in Monferrato e dedicarmi ai prodotti della terra".

Le conserve arrivano al Mongetto

Siamo nell'agosto del 1981: Roberto torna in campagna portandosi dietro il bagaglio di esperienze costruito a Loano e si affianca al fratello Carlo che gestiva l'azienda agricola Il Mongetto, aggiungendo alla produzione nei campi anche la trasformazione dei prodotti e la produzione di conserve. Parte dai primi 40 quintali di prugne, trasformati in confetture e frutta sciroppata, e poi via via pesche, mostarda d'uva, miele, prima di passare ai sott'oli: peperoncini in olio extravergine ripieni di capperi e acciughe, bagna cauda, Antipasto Monferrino (scopri come si fa e come si mangia!). "Queste bontà nascevano tutte dalle ricette di famiglia di mia nonna Palmira - racconta Roberto Santopietro -, madre di 10 figli abituata ad avere sempre una dispensa abbondante e duratura, che raccolse tutte le preparazioni in un quadernino nero".

Il Monferrato raccontato da Roberto Santopietro de Il Mongetto

Il passaparola delle conserve

Nel frattempo parte la vendita, che per i primi anni avviene per lo più attraverso il passaparola: "Per vendere i nostri prodotti furono fondamentali i miei mentori Luigi Veronelli e Giacomo Bologna, storico produttore vitivinicolo che con la cantina Braida diede grande lustro in tutto il mondo al Barbera d'Asti: grazie a loro conobbi grandi personaggi del mondo della cucina, ma anche del mondo dello spettacolo. Giravo in continuazione per fiere, eventi, feste e occasioni speciali per fare assaggiare i miei prodotti. E i primi ordini nacquero così. I numeri aumentarono, Il Mongetto cominciò a fatturare sempre di più con le conserve e divenne obbligatorio, a quel punto, fondare una nuova ragione sociale dedicata ai miei prodotti. Nel 1997 nacque così la società cooperativa Il Mongetto, dove oggi lavoro con mia moglie, 2 miei figli e 3 piccoli soci. Con lo stesso entusiasmo e la stessa fedeltà alla tradizione di una volta".

Scopri tutte le conserve buone del Mongetto!

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