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Alla scoperta dell'Olio Agraria Riva del Garda

"È la passione per la nostra terra, per il nostro territorio ad unirci"

Riva del Garda, la cosiddetta perla del Lago di Garda, sorge nel cuore del Garda Trentino, luogo dominato da contrasti climatici unici e sovrastato da una ricca vegetazione mediterranea. Ci troviamo ai margini del 46° Parallelo, il limite settentrionale mondiale dell'olivocoltura tradizionale, in un'area destinata da secoli alla coltivazione della vite, del tabacco e all'allevamento del baco da seta, e che già ai tempi dei Romani scopre il mondo dell'olivocoltura. Oggi nella zona si produce un eccellente olio extra vergine d'oliva, grazie a segreti e tecniche che trovano le loro radici nella passione e, soprattutto, nella pura interpretazione della materia prima.
Tra coloro che hanno fatto di ciò il proprio punto di forza c'è Agraria Riva del Garda, cooperativa con più di 90 anni di storia, oggi guidata dal direttore Massimo Fia, al quale abbiamo chiesto di raccontarci qualcosa in più sulla cooperativa.

L'oasi mediterranea di Riva del Garda

La nascita della cooperativa

Agraria Riva del Garda sorge in un territorio che fino a 100 anni fa apparteneva all'impero austro-ungarico, sulle ceneri di un consorzio impegnato nel guidare i contadini locali, fornendo loro gli strumenti e le conoscenze necessari per portare avanti le loro attività agricole. È seguendo le orme di questo consorzio che nel 1926 nasce l'Associazione Agraria Riva del Garda, col fine di promuovere e sostenere l'agricoltura nell'Alto Garda. "Ai tempi della fondazione, l'associazione aveva semplicemente riportato in vita quello che era il consorzio austro-ungarico, cioè la stessa agricoltura di una volta, e non di commercio", specifica il direttore della cooperativa, Massimo Fia, che continua dicendo: "È solo dopo la Seconda Guerra Mondiale, con la nascita della Cantina nel 1957, c'è stata una vera e propria evoluzione".  Nel 1965 si ha la seconda svolta con la nascita del frantoio, un progetto che già era stato pensato nell'800, mentre nel 2000 l'associazione si converte ufficialmente in cooperativa.

L'unione fa la forza

300 piccoli produttori uniti dalla passione per il proprio mestiere e dalla fiducia l'uno nell'altro, sotto la guida e il supporto della cooperativa: "La prossima meta che raggiungeremo insieme sarà Shangai. Anche lì, insieme, faremo conoscere i nostri prodotti", afferma Massimo, che ci racconta tutto ciò perché "la nostra cooperativa è un vero e proprio sistema economico integrato al servizio del territorio, che dà la possibilità ai piccoli produttori di farsi avanti e di mantenere dignitosamente la propria attività". Secondo Massimo, nonostante il forte individualismo che spinge la società, lo spirito della cultura mitteleuropea esiste ancora, cioè quella cultura che crede nel bene comune, nel senso civico e nel valore dell'altro, e l'esistenza di poche realtà come quella della cooperativa Agraria Riva del Garda ne è la prova concreta.

Formare e informare

I produttori sono seguiti 365 giorni l'anno: organizziamo corsi di potatura, attività di formazione e informazione per i trattamenti delle piante e sono costantemente aggiornati sotto ogni aspetto. È questo uno dei punti di forza della cooperativa, perché il rispetto delle regole e l'uniformità rendono il prodotto unico e, soprattutto, uguale, pur provenendo da produttori diversi. "È la capillarità delle informazioni e delle formazioni a fare la differenza e a renderci più uniti che mai. Formare e informare le parole chiave", afferma Massimo.

"Oggi, siamo un esempio di imprenditorialità cooperativa trentina legata al territorio."

La cooperativa in sé rappresenta più del 65% della produzione nella zona di Riva del Garda (l'anno scorso, per esempio, sono stati prodotti 15 mila quintali di olio, rappresentando così un'annata da record).

Gli oliveti e il frantoio

500 gli ettari olivati, per un totale di 120.000 piante (ogni produttore possiede circa 30 ulivi, di cui l'80% è costituito dalla pianta casaliva), curate e trattate sulla base di un protocollo unico, in un territorio unico nel suo genere. Il microclima presente a Riva del Garda gode da un lato della brezza del lago e dall'altro del clima mediterraneo: si tratta di una vera e propria oasi mediterranea, incastonata tra le Dolomiti, che dà vita a pregiati oli extravergine di oliva riconosciuti a livello nazionale e internazionale anche grazie alle sue caratteristiche olfattive e al suo gusto che ricorda quello del carciofo e della mandorla.
I terreni sono calcarei, ma vi è anche la presenza di graniti provenienti dal Ghiacciaio dell'Adamello, di tufo e creta, la cui presenza attribuibile all'evoluzione della valle. Insomma non c'è omogeneità. Ma Massimo sa per certo che il valore aggiunto è dato in primis dalle mani che curano e trattano gli ulivi e da chi sa interpretare al meglio i bisogni e le necessità delle piante.

Gli uliveti di Riva del Garda

L'olio e la tecnica di coltivazione

Nel 1998 il frantoio è stato il primo a produrre extravergine DOP Garda Trentino e dal 2009 è anche certificato per la produzione biologica.
"Non c'è meccanizzazione nel processo di raccolta. Non usiamo antiparassitari e da 15 anni non usiamo neppure diserbanti. Le olive vengono raccolte in giornata quando sono pronte. A settembre, proprio come avviene per la vite, verifichiamo il livello di maturazione. Una delle nostre peculiarità è la flessibilità del frantoio e lavora in base alla tipologia di oliva che viene raccolta. Questo vuol dire per noi interpretare la materia prima.", dice Massimo in merito alla coltivazione degli ulivi e alla raccolta, fasi entrambe supportate costantemente dallo sviluppo e dalla ricerca.

Gli ulivi di Riva del Garda

Proprio grazie allo sviluppo e alla ricerca, la cooperativa ha potuto implementare nuove tecnologie che a oggi consentono al frantoio di evitare ogni possibile spreco: in una normale produzione solo il 12% delle olive raccolte diventa olio, mentre il resto, cioè l'88%, è scarto. Ma ciò non avviene nel frantoio della cooperativa, perché i residui dell'olio vengono riutilizzati: l'acqua di vegetazione non viene gettata, ma impiegata per la realizzazione di un concentrato polifenolico, cioè un composto naturale, antiossidante e conservante naturale. "Si passa da un sistema economico integrato a un sistema economico integrato e sostenibile", afferma Massimo, che aggiunge: "Produrre olio di qualità è un obbligo, non è una facoltà. Ma oltre a ciò bisogna trasmettere valori, contenuti, sostenibilità. E noi siamo lì, pronti a portare il buon olio sulla tavola degli italiani: è una dura battaglia, vediamo chi la vince!".

Massimo crede molto nei modelli virtuosi come quelli della sua cooperativa e soprattutto in chi condivide i loro valori: "Alla nuova generazione dobbiamo offrire un ambiente sano e sostenibile. Non andiamo da nessuna parte senza senso civico, senso del dovere e rispetto dell'altro". E anche noi ci crediamo, per questo abbiamo scelto di raccontarti questa storia.

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