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Il Mongetto e il "passaparola" delle conserve

Siamo a Vignale Monferrato, tra le colline dell'Alessandrino. "Mia mamma, ultima di 10 figli, era di queste parti - racconta Roberto Santopietro, Presidente della società cooperativa Il Mongetto, uno dei più apprezzati produttori di conserve di Eataly - mentre mio papà era di origini pugliesi, figlio di un latifondista. Per portare avanti la passione di famiglia, mio padre comprò una cascina e se ne occupò per hobby (faceva il consulente tributario a Milano, ndr), coltivando i terreni e allevando gli animali che erano utili soprattutto per il concime. La chiamò Il Mongetto: cioè il ghetto sul monte, perché si trovava sulla collina di fronte a Vignale, paese ad alta presenza ebraica dove sorge una delle sinagoghe più belle d'Italia".

Le conserve del Mongetto

Quando è cominciata la tua esperienza in azienda?

"Io e i miei 3 fratelli maschi vivevamo a Milano, ma trascorrevamo lunghi periodi a Vignale, immersi nella natura e nei campi. Dopo essermi diplomato al liceo classico, iniziai le prime esperienze lavorative: la prima, non troppo positiva, fu in una fabbrica di giocattoli e peluche; la seconda in un laboratorio elettromeccanico. Così mio padre, che non mi vedeva felice, mi propose di fare l'agricoltore nella sua azienda: dopo l'entusiasmo iniziale, capii che non era la mia strada. Lavorai lì per 2 anni, dal 1973 al 1975, prima di trasferirmi a Loano, in Liguria, dove feci l'albergatore e il ristoratore. Fu in questi anni che cominciai a produrre le prime conserve. Mio fratello Carlo, che lavorava al Mongetto con mio papà, mi dava grandi quantità di frutta per il ristorante: quella che avanzava, la trasformavo in confetture, e questo mi dava grande soddisfazione".

Così hai cominciato a pensare di farlo diventare il tuo lavoro...

"Sì: la crescente passione per questa attività, unita a qualche vicenda familiare e a un consiglio di Luigi 'Gino' Veronelli, enologo, cuoco, gastronomo, scrittore e persona di grande importanza nella valorizzazione e nella diffusione del patrimonio enogastronomico italiano che frequentava il mio ristorante a Loano, mi spinsero nell'agosto 1981 a ritornare a casa, per ricominciare a lavorare per Il Mongetto: non più come agricoltore, bensì come trasformatore".

Le conserve del Mongetto

Quali furono i vostri primi prodotti?

"Cominciai a lavorare 40 quintali di prugne, trasformandole in confetture e frutta sciroppata; poi l'uva, che trasformai in cugnà (in monferrino) o mostarda d'uva (in alessandrino), prodotto molto laborioso che cuoce per 24 ore e consiste in una gelatina dolce da gustare con i formaggi. E poi le pesche, il miele con le nostre api, e così via. Prima di passare, negli anni successivi, ai sott'oli: peperoncini in olio extravergine ripieni di capperi e acciughe, bagna cauda, Antipasto Monferrino (scopri come si fa e come si mangia!), cioè la giardiniera di verdure con il pomodoro. Tutto questo grazie alle ricette di famiglia di nonna Palmira, madre di 10 figli abituata ad avere sempre una dispensa abbondante e duratura, che raccolse tutte le preparazioni in un quadernino nero".

Le conserve del Mongetto

Questi prodotti avevano bisogno però di essere anche venduti...

"Per farlo partii dai contatti che già avevo: il primo cliente fu Il girasole di Milano, primo negozio bio in Italia. Ma la vera risorsa che fece spiccare il volo al Mongetto fu il passaparola tra grandi personaggi del mondo della cucina, della ristorazione, della viticoltura, e poi anche del mondo dello spettacolo. In questo percorso fu fondamentale un altro mio mentore: Giacomo Bologna, storico produttore vitivinicolo che con la cantina Braida portò al grande successo internazionale il Barbera d'Asti attraverso il suo celebre Bricco dell'Uccellone. Fin da giovane, cercai ispirazione in lui: lo accompagnavo alle fiere come suo 'assistente', in particolare al Vinitaly. Fu lui a consigliarmi di portare con me a questi grandi eventi alcuni dei miei prodotti e a presentarmi grandi personaggi. Che poi furono coloro che mi garantirono i primi grandi ordini: penso ad esempio a Roger Vergé, proprietario del ristorante 3 stelle Michelin Le Moulin de Mougins, che conobbi in fiera grazie a Giacomo Bologna e che dopo aver assaggiato i peperoncini me ne ordinò 250 quintali. E in pochi anni si verificarono tanti altri casi di questo tipo...".

Ad esempio?

"La stessa cosa si ripeté con i proprietari delle più grandi gastronomie, locali, cantine e ristoranti, ma anche con personaggi del mondo dello spettacolo come alcuni cantanti del Festival di Sanremo, a cui feci assaggiare i miei prodotti grazie all'intercessione di Vittorio Vallarino Gancia, e molte altre personalità note. Il Mongetto fu la prima azienda a 'fatturare' con le ricette familiari della tradizione, che prima erano solo ad uso domestico. I volumi aumentarono sempre di più: così ci staccammo dall'azienda agricola e fondammo la società cooperativa. Le persone che mi davano una mano erano sempre di più e ci stavamo costruendo un nome".

Le conserve del Mongetto

Il passaparola valeva molto più di un'autorevole guida, in quegli anni...

"Anche se non si parlava di cibo quanto oggi e le guide non erano ancora diffuse, tutti i più grandi critici ed esperti di enogastronomia conoscevano ormai i nostri prodotti e li consigliavano a tutti: questo ci fece andare avanti per anni. Più recentemente, al passaparola e alle conoscenze abbiamo aggiunto anche un sistema di vendita più tradizionale, attraverso agenti - molti dei quali in comune con grandi produttori e grandi cantine -, distributori, attraverso il nostro negozio a Vignale, con le visite che i clienti possono fare in sede e, naturalmente, grazie ai negozi Eataly".

Sono cambiati i canali e i volumi, quindi, ma non i prodotti e le lavorazioni...

"Assolutamente: continuiamo a produrre come facevamo una volta, utilizzando le materie prime che ci danno i contadini del territorio. Oltre a confetture e sott'oli produciamo anche salse e sughi, oltre a tante bontà pronte da mangiare che durano almeno 3 anni se ben conservate. Siamo in 7: io, mia moglie Margherita, i nostri figli Giacomo e Agnese, e poi Rosy, Marta e Kris. Oltre naturalmente alla nonna Palmira, che con le sue ricette rimarrà sempre la nostra guida"

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