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Coltivatori di grano dal 1938: la storia del Pastificio Agricolo Mancini

La pasta è da sempre simbolo della cultura gastronomica italiana e oggi imbattersi in un pastificio non è più così inconsueto rispetto al passato. Ma se ti parlassimo di un Pastificio Agricolo, sapresti già di cosa si tratta?
Massimo Mancini sì: lo vive ogni giorno, dal momento in cui è nato il Pastificio Agricolo Mancini.

“Valorizzare il grano,
questa è la cosa più importante”
Massimo Mancini

Massimo Mancini del Pastificio Agricolo Mancini

Coltivatori dal 1938

L’azienda sorge nel cuore delle Marche, a Monte San Pietrangeli, in provincia di Fermo. La sua storia inizia nel 1938, ormai due generazioni fa con Mariano Mancini, nonno di Massimo; è stata poi amministrata dal padre, Giuseppe Mancini. L'azienda agricola a conduzione familiare, dedita alla coltivazione di ortaggi e cereali fino a 15 anni fa, vive un importante momento di svolta quando Massimo Mancini decide di intraprendere gli studi di Agraria e di dedicare alla passione per il grano la sua tesi di laurea. Dopo alcune esperienze nel settore della trasformazione in pasta, Massimo torna a casa e decide di cambiare rotta: nel 2010 nasce il Pastificio Agricolo Mancini dove il grano non solo è coltivato direttamente e secondo la Buona Pratica Agricola, ma è anche trasformato in pasta.

Ricominciamo dal grano

“Questa è una zona fortemente vocata alla coltivazione di grano duro e per questo abbiamo scelto di seguire la trasformazione naturale del grano duro in pasta”. A parlare è Massimo Mancini, secondo il quale le fondamenta e la filosofia del pastificio si identificano nella valorizzazione del grano.

Il grano del Pastificio Agricolo Mancini

Perché Pastificio agricolo?

Innovativo, artigianale e… agricolo. Ebbene sì, Massimo ha scelto una via differente da quella percorsa da altri: il pastificio, struttura in cemento, acciaio e vetro, è circondato da 360 ettari coltivati a grano duro (senza contare i terreni coltivati a rotazione!). Da questi campi, che aumentano annualmente di circa 60/70 ettari, nasce il grano per la Pasta Mancini: tutto è rigorosamente coltivato, lavorato e prodotto tra i campi e il pastificio, rispettando le naturali fasi di trasformazione della pasta, dalla terra alla spiga e dalla spiga alla tavola.

Le varietà di grano coltivate sono Levante, Maestà e Nazareno per le linee classica e integrale. Ci sono poi le accessioni di grano Turanico per la gamma di pasta che porta il suo nome.

Dal grano alla pasta

Non è solo il grano a fare la differenza, anche il metodo di pastificazione fa la sua parte. Ecco perché innovazione e tradizione formano il mix perfetto per fare pasta al più alto livello qualitativo possibile. Il macchinario scelto è la sintesi tra vecchie e nuove metodologie di produzione della pasta: la trafilatura è al bronzo ma con l’accorgimento tecnico della forma circolare degli stampi, mentre la una ricetta di essicazione avviene in celle statiche di essiccazione dalla tecnologia avanzata e rigorosamente a basse temperature: “Asciughiamo lo spaghetto a 44°C rispetto allo standard industriale di 90-100° C e questo ci permette di ottenere una pasta dalla consistenza omogenea e carnosa”, aggiunge Massimo.

La trafilatura al bronzo

La pasta, orgoglio italiano

“I nostri spaghetti e spaghettoni sono riconosciuti anche a livello internazionale. Se da un lato sono i formati più diffusi, sono anche i più difficili da realizzare”.  Sono infatti i formati di punta dell’azienda, con parametri ben precisi: “Cerchiamo di dare delle caratteristiche di struttura e tenuta di cottura che siano al massimo livello. Ma soprattutto che facciano sì che la pasta sappia di grano; insomma, pasta di qualità”. Dice bene Massimo, perché è così che merita di essere la pasta, orgoglio italiano da sempre.

Lo Spaghetto del Pastificio Agricolo Mancini

La Buona Pratica Agricola

“Non ci siamo inventati nulla, abbiamo semplicemente seguito un disciplinare internazionale già esistente, rendendolo, se si può dire, addirittura più restrittivo”.
Massimo e il suo Pastificio aderiscono al Codice di Buona Pratica Agricola (CBPA), cioè un insieme di regole per una gestione ecocompatibile delle attività agricole e al fine di produrre un prodotto di qualità.
Metodi di coltivazione, lavorazione e produzione sono tutti a basso impatto ambientale: l’obiettivo è quello di ridurre sempre di più l’impatto chimico nella gestione dell’agricoltura e, allo stesso tempo, ottenere un aumento della sostanza organica nel terreno.

Il futuro è nelle nostre mani

“Saremo anche gli ultimi arrivati, ma la nostra è un’identità forte”. Massimo oggi può contare sul supporto di 25 persone e di un’azienda che nell’arco di 10 anni ha saputo costruire e farsi conoscere, non solo in Italia, anche in Europa e nel resto del mondo. Non è fiducioso solo nelle capacità del Pastificio, che mira a diventare un brand internazionale con lui al timone, ma lo è anche nei confronti delle nuove generazioni, sempre più attente all'alimentazione, al cibo, alla sua storia e alle sue caratteristiche.

Insomma, come siamo soliti dire noi di Eataly… il più rimane da fare: per questo il futuro è meraviglioso!

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