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Seminiamo la biodiversità

A volte rischiamo di essere ripetitivi, ma non ci stancheremo mai di ripetere la parola “Biodiversità”. Perché è la vera ricchezza del nostro Paese, l’elemento distintivo che differenzia i nostri territori e la nostra alimentazione da quelle delle altre nazioni. 10 anni fa Eataly è nata proprio per promuovere e far conoscere questa unicità in tutto il mondo, e continua ancora oggi nella stessa direzione. Lo dimostra il nuovo progetto “Seminiamo la biodiversità”, realizzato in partnership con Slow Food, l’Università degli Studi di Palermo e Arcoiris, l’unica azienda agricola italiana a produrre e commercializzare esclusivamente sementi biologiche e biodinamiche.

Seminiamo la biodiversità

La riscoperta dei semi tradizionali

L’obiettivo del progetto è rivolto proprio alla valorizzazione dei semi italiani tradizionali - cioè quelli non ibridi a impollinazione aperta, riproducibili autonomamente da chiunque senza la necessità di riacquistarli - con un’attenzione particolare alle varietà antiche locali a rischio di estinzione. Nei primi mesi di lavoro i 4 protagonisti hanno lavorato fianco a fianco per arrivare alla selezione, produzione e commercializzazione di 40 varietà di semi e piantine orticole strettamente legati ai territori e ai piccoli produttori italiani, oggi in vendita in tutti i negozi Eataly del Paese (scopri i semi nello Store Online di Eataly e poi prova a fare l'orto a casa!). Qualche esempio? L’anguria di Faenza, il cavolo broccolo ramoso calabrese, la carota Nantese di Chioggia, la cicoria variegata di Castelfranco, il fagiolo dolico dall’occhio, l’indivia riccia mantovana, il melone rugoso di Cosenza, il peperone quadrato d’Asti rosso, il pomodoro scatolone, la zucca lunga di Napoli.

Costruire il futuro guardandosi indietro

“Questo progetto - ha dichiarato il Presidente esecutivo di Eataly Andrea Guerra - ci aiuta a riflettere sul futuro che auspichiamo per il nostro pianeta. Per costruire il nostro futuro ci siamo guardati indietro e siamo andati alle nostre origini, perché abbiamo capito che la nostra unicità deriva dai piccoli. Proteggere e catalogare in modo consapevole le sementi è un atteggiamento di grande responsabilità: immetterle sul mercato può quindi essere un nuovo inizio, destinato a riportare con gioia sulle nostre tavole i colori, le forme e i sapori di varietà orticole che oggi corrono il rischio di perdersi».

Seminiamo la biodiversità

Investire nei piccoli produttori

Il valore commerciale di questo progetto, insomma, viene dopo la sua rilevanza sociale e culturale. “Quello che abbiamo cominciato - ha spiegato Francesco Sottile, Professore dell’Università di Palermo - è un percorso lungo e impegnativo, che avrebbe richiesto due o tre anni prima di partire. Ma abbiamo accelerato perché non potevamo aspettare così tanto tempo prima di lanciare questo forte messaggio culturale. Un progetto che parla di seme va dritto alla fonte della vita e mette subito in risalto i suoi punti di partenza: i produttori e la terra. Con il progetto coinvolgeremo le piccole imprese, le aiuteremo a mettere in pratica le loro conoscenze e valorizzeremo il loro ruolo di custodi della biodiversità, permettendo loro di produrre, registrare e vendere autonomamente e in modo sostenibile i propri semi”.

Seminiamo la biodiversità

Nuova linfa per il biologico

“Ci auguriamo che ‘Seminiamo la biodiversità’ possa portare nuova linfa al mercato del biologico", ha dichiarato il Fondatore di Arcoiris Antonio Lo Fiego. "Oggi le aziende, quelle che io definisco Bio-furbe, non hanno interesse a investire nei semi Bio perché chiedendo una deroga hanno la possibilità di produrre prodotti biologici utilizzando sementi convenzionali. Con questo progetto invece vogliamo lanciare un messaggio forte e chiaro a favore delle sementi locali e bio. Da un lato richiedono pochi input, cioè pochi macchinari e poca chimica, perché hanno un’ottima resa nel loro luogo d’origine; dall’altro producono qualità e salvaguardano la terra. Non serve produrre tanto per guadagnare poco, l'agricoltura bio permette di produrre meno ma bene".

Seminiamo la biodiversità

Carlo Petrini: "Il seme è la vita e appartiene a tutti"

È questa l’unica strada per ampliare la varietà di colture del nostro Paese e ritornare a una vera biodiversità. Oggi delle 80mila specie commestibili utilizzabili a scopo alimentare se ne coltivano solo 150, di cui solo 8 sono commercializzate in tutto il mondo. Nell’Unione Europea il 95% del mercato delle sementi è controllato da cinque colossi, che “si sono impadroniti dei semi", come ha affermato Carlo Petrini, Fondatore e Presidente di Slow Food. "Ma chi si appropria dei semi fa una violenza, perché il seme è la vita e appartiene a tutti, è un bene comune e non privato. Non possiamo parlare di semi che non hanno una patria, nati in un laboratorio, con la vita limitata a un anno. Il cibo non è un manufatto, è soggetto alle stagioni (scopri che cosa seminare in primavera!), alla terra, non può essere considerato come un prodotto industriale. Questo modello ha portato negli ultimi 500 anni alla perdita del 75% di biodiversità: ecco perché serviva un’inversione di tendenza, e questo progetto è un nuovo punto di partenza”.

Sensibilizzare i più piccoli per proteggere la biodiversità

Un punto di partenza che dovrà essere portato avanti e trainato dal grande pubblico, sempre più sensibile alle tematiche ambientali e alla qualità delle colture, come dimostra il crescente numero di persone che decidono di fare l'orto a casa. A loro saranno rivolte attività informative e didattiche, dedicate in particolare ai più piccoli. Perché il futuro dell’agricoltura e dei nostri territori dipende da loro. Ed è importante che capiscano presto che, come affermato dal Professor Francesco Sottile, "perdere la biodiversità significa perderla per sempre, non possiamo metterla in un cassetto e poi riprenderla''.

Scopri i semi della biodiversità nello Store Online di Eataly!

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