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Bee The Future - 100 ettari per le api

"Per fare un seme, ci vuole un’ape"

Senza le api sparirebbero dalle nostre tavole albicocche, fragole, ciliegie, mele, pere, agrumi, pesche, kiwi, castagne, susine, mandorle, meloni, aglio, pomodori, cetrioli, cavoli, ravanelli, asparagi, zucchine, carote, cipolle: 70 delle principali 100 colture del mondo (fonte Fao).
Il progetto Bee the Future vuole ripartire dalla terra e dall'agricoltura attraverso un impegno di tre anni e un lavoro di semina che riguarderà 100 ettari in Italia, con i fiori amati dalle api: questa sfida, che oggi ha già raggiunto circa 50 ettari, grazie anche al supporto di tanti personaggi noti che hanno voluto esprimere il proprio appoggio attraverso il video che trovi qui sotto, ha l'obiettivo di riportare la biodiversità delle piante infestanti in quelle zone dove, a causa di metodi agricoli basati sull'alto rendimento dei terreni, sta scomparendo. Perché "Per fare un seme ci vuole un’ape!".

Il progetto contro le monocolture

Il lavoro programmato da Eataly con Arcoiris, unica azienda sementiera italiana esclusivamente biologica, Bee The Future - LogoFrancesco Sottile, esponente del comitato esecutivo di Slow Food e docente dei Dipartimenti di Scienze Agrarie e Forestali dell’Università degli Studi di Palermo, e la Fondazione Slow Food per la biodiversità onlus parte proprio da zone intensamente coltivate a monocolture, in particolare:

- le aree destinate alla monocoltura del mais in Piemonte;

- la vasta zona del Prosecco in Veneto;

- i territori destinati agli allevamenti intensivi di bovini in Pianura Padana;

- le aree agricole della monocoltura di nocciola nel Lazio;

- le aree agricole della monocultura dell'uva da tavola in Puglia.

I "Resistenti"

In queste zone abbiamo cercato gli agricoltori da cui partire. Li abbiamo chiamati i "Resistenti", perché determinati a portare avanti modelli di agricoltura virtuosa in aree molto colpite dalla moria degli insetti.

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I fiori per le api

Nel frattempo Arcoiris ha messo a punto un miscuglio di semi italiani, biologici e non ibridi utili sia per la bottinatura delle api, sia per il sovescio. Il miscuglio è composto da 10 piante (grano saraceno, trifoglio alessandrino, coriandolo, facelia, lino, senape, sulla, rucola, girasole, trifoglio incarnato). Nella primavera 2018 abbiamo iniziato a consegnare questo miscuglio ai Resistenti che lo hanno seminato nei loro terreni.
Il miscuglio di quest'anno, invece, è composto da un mix di sementi biologiche differente, e cioè: coriandolo, girasole, borragine, calendula e malva.
E oltre alla piccola selezione di semi in busta, disponibili in tutti gli Eataly e anche online, quest'anno potrai piantare anche tu il miscuglio nel tuo balcone o nel tuo giardino: in questo modo aiuterai le api con le tue stesse mani e contribuirai con un piccolo ma prezioso gesto alla loro salvaguardia: ora tocca a te!

Come monitoriamo i benefici del progetto

Il prof. Francesco Sottile ha messo a punto infine un sistema di monitoraggio del progetto che ci consentirà di calcolare i benefici di questo intervento, nel medio e lungo periodo. Questa primavera, il Prof. Francesco Sottile, in collaborazione con l'Università di Palermo, visiterà le zone nelle quali è stato seminato il miscuglio per esaminare i risultati ottenuti finora.

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Il problema della moria delle api

Il problema della moria delle api viene da lontano. Negli ultimi cinquant'anni le api sono diminuite in modo spaventoso in tutto il mondo. A partire dal 2006 questo declino è diventato impressionante e in Europa la mortalità delle colonie di api si è attestata intorno al 20%. Questo fenomeno, che non comporta semplicemente la diminuzione della produzione di miele, ha iniziato ad avere serie ripercussioni. Le api, responsabili dell'impollinazione di centinaia di specie di piante, spostandosi di fiore in fiore per raccogliere nettare e polline, impollinano le piante e permettono loro di riprodursi. Il loro ruolo è fondamentale per il nostro cibo, ma anche per la sopravvivenza della biodiversità e, quindi, per la vita sulla Terra. In Europa si calcola che l’84% delle 264 specie coltivate dipendano dall'impollinazione degli insetti e ben 4.000 specie vegetali sopravvivono grazie alle api e agli insetti impollinatori come bombi, farfalle, falene e sirfidi.

Le cause della moria

Gli esperti concordano sul fatto che non esiste un'unica causa alla base di questa grave moria, ma certamente una delle più gravi è l'inquinamento generato dai trattamenti fitosanitari. Con l’agricoltura industriale abbiamo cominciato a coltivare monocolture. Le fattorie agricole sono diventate deserti agricoli alimentari, dominati da una o due specie di piante, come mais e soia. Abbiamo iniziato a usare erbicidi per uccidere le piante infestanti, molte di queste fondamentali per le api. Abbiamo smesso di coltivare colture di copertura, come il trifoglio e l’erba medica che nutrivano il terreno fissando l’azoto e nutrivano le api con i loro fiori. Abbiamo iniziato a usare fertilizzanti di sintesi.

Bee the future: un progetto unico

BEE THE FUTURE - 100 ettari per il futuro delle api è un progetto unico perché:

- non parla di miele, ma di api e agricoltura;

- crea una rete di agricoltori virtuosi, i Resistenti, i veri protagonisti del progetto;

- il miscuglio di fiori è composto da sementi italiane biologiche;

- le zone scelte sono tra le principali zone agricole italiane, non aree abbandonate, ma zone di agricoltura altamente redditizia.

Scopri le storie degli Agricoltori Resistenti

Chi fosse interessato a partecipare al progetto, può contattare:
- Michela Blengetti, m.blengetti@eataly.it

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